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4 Comments

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    Vincenzo

    Permettimi:

    – 1kg di rimacinato di grano duro siciliano
    – 650 g. di acqua
    – 3 g. di lievito di birra
    – 50 g di sale

    Il condimento (che va aggiunto alla fauzza nell’ordine che qui elenco) prevede circa:

    – mezzo spicchio d’aglio tritato grossolanamente.
    – mezza sarda salata.
    – 5 cucchiai di salsa di pomodoro faino di Licata in dialetto “buttiglieddu”. Oppure, se è il periodo e si gradisce, la stessa quantità di pomodoro faino fresco tagliato grossolanamente, in questo caso viene detta “fauzza ‘ccu pumadoru ‘cca spoglia” ossia fauzza con il pomodoro con la buccia.
    – Una manciata di pecorino grattugiato (deve coprire quasi completamente il pomodoro).
    – Un pizzico d’origano.
    – 1 oliva nera.
    – 1 cucchiaio generoso d’olio d’oliva.

    L’impasto va lavorato su una superficie di legno preferibilmente uno “scannaturi”, poco igienico rispetto all’acciaio o al marmo ma la tradizione vuole così.

    I panetti di 280/300 grammi vanno messi “a lettu” (su un letto letteralmente) tra due lenzuola bianche (che si compravano e si usavano solo per il pane ogni settimana) e coperti da una coperta di lana.
    Fai lievitare almeno 8 ore.

    Le fauzze o fuazze (dipende da che zona di Licata vivi) vanno schiacciate con i polpastrelli e non col palmo della mano, hanno un diametro di circa 20 cm e una forma leggermente ovale.

    Si infornano esclusivamente nel forno a legna avendo cura di avere una bella fiamma viva a lato della fauzza.

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    1. 1.1

      Angela Sciortino

      Grazie Vincenzo! I contributi dei lettori appassionati e competenti sono sempre bene accetti. Soprattutto se, in questo caso, arrivano da un licatese doc.

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      1. 1.1.1

        Vincenzo

        Aggiungo, dopo aver parlato con mia madre, che prima degli anni sessanta, se vogliamo essere proprio precisi, facendo il pane in casa praticamente ogni settimana non si usava il lievito di birra ma la “luvatina” che sarebbe il lievito madre.
        Poi ho visto che anche a Licata alcune pizzerie usano il caciocavallo dop di Ragusa forse perché fa “fashion chic alta cucina tradizionale”, in realtà ai tempi mia nonna non credo neanche sapesse dell’esistenza di Ragusa (si fa per ridere, ma poi mica tanto). Il formaggio era pecorino locale e non caciocavallo.
        Grazie a te per aver parlato di Licata così che si veda che qualcosa di buono alla fine lo abbiamo anche qui.

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          Angela Sciortino

          Fino alla bara s’impara…Lo diceva sempre mia nonna (a proposito di nonne)

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2015 Prodotto da Edigma | Testata registrata presso il Tribunale di Palermo, n.18 del 05/11/2013 ISSN 2783-3242 P.iva 05077510823